Gli operatori di aerei privati in Europa sono in allerta per possibili carenze di carburante nei mesi estivi, dopo le difficoltà registrate la scorsa settimana all’aeroporto di Nizza, che hanno riacceso i timori del settore charter. Lo riporta il Financial Times, secondo cui lo scalo della Costa Azzurra, il principale hub per l’aviazione privata della regione, non è riuscito per alcune ore a rifornire alcuni velivoli per la scarsa disponibilità di carburante. Interpellato dal quotidiano britannico, l’aeroporto ha confermato che si è trattato di una carenza limitata a poche ore, ormai rientrata.
Le compagnie aeree commerciali, tra cui British Airways ed easyJet, si dicono invece fiduciose di avere carburante sufficiente per la stagione estiva, nonostante il rincaro del jet fuel e la contrazione dell’offerta globale seguiti al conflitto in Iran. Gli operatori charter, secondo quanto riferito al Financial Times, restano invece più preoccupati in vista del picco di traffico estivo, quando gli scali tendono a dare priorità di rifornimento alle compagnie di linea.
Il prezzo del jet fuel è raddoppiato nelle settimane successive all’avvio del conflitto in Iran, per poi scendere quasi ai livelli precedenti, secondo i dati di Argus Media citati dal quotidiano. L’aumento dei prezzi ha spinto verso l’alto le importazioni da Stati Uniti e Nigeria, mentre le raffinerie spagnole hanno incrementato la produzione: un’offerta aggiuntiva che ha compensato solo in parte il carburante che prima transitava dallo stretto di Hormuz, chiuso all’avvio del conflitto.
Secondo alcuni dirigenti del settore, sentiti dal Financial Times, ci vorranno mesi prima che i volumi in transito dallo stretto tornino ai livelli precedenti, da cui in passato passava fino al 40% dell’approvvigionamento europeo di carburante per l’aviazione.
Più diritti per chi vola: l’UE trova l’accordo sulle nuove regole per i passeggeri aerei
Le strategie degli operatori charter
Jason Middleton, a capo del gruppo charter Silver Air Private Jets, ha detto al Financial Times che la sua società sta pianificando di imbarcare più carburante in ingresso nel continente durante l’estate. Secondo Middleton, gli aeroporti potrebbero non arrivare a esaurire le scorte, ma decidere piuttosto di riservare il carburante alle compagnie di linea, smettendo di venderlo all’aviazione generale: un’ipotesi per cui il suo gruppo si sta preparando puntando sul cosiddetto “tankering”, ossia il rifornimento sufficiente per un viaggio di andata e ritorno dal Regno Unito o da fuori regione.
Charles Robinson, che gestisce il marketplace di prenotazioni EnterJet, ha previsto una tendenza dei voli in Europa a deviare dalle aree soggette a carenze, con scali e regioni più esposte di altre e conseguenti modifiche di rotta o di scalo che finirebbero per aumentare i costi. Sulla stessa linea Alexander Graham, del gruppo Luxe Jets, secondo cui l’azienda si sta preparando a carenze attese soprattutto nei piccoli aeroporti, con alcuni fornitori per i quali si prevedono effettivamente delle difficoltà.
Carburante alle stelle e rotte stravolte: le compagnie aeree tagliano 2 milioni di posti
Domanda in crescita e cautela di altri operatori
Il comparto dei voli privati ha vissuto una fase di espansione sostenuta dalla crescita della ricchezza globale, che ha ampliato la platea di clienti in grado di permettersi il charter. Le aziende del settore riferiscono che la domanda è rimasta solida anche dopo l’aumento dei costi di carburante legato alla crisi in Iran.
Andrew Collins, amministratore delegato di Flexjet, società che vende quote di proprietà frazionata su jet privati, ha raccontato al Financial Times un iniziale picco di richieste da parte di clienti che, temendo l’esaurimento del carburante, hanno anticipato i propri viaggi. Collins ha comunque escluso attese carenze per la sua azienda, che continua ad acquistare carburante regolarmente dai fornitori principali, con fornitori secondari disponibili in caso di necessità. Toby Edwards, co-amministratore delegato del fornitore di voli su richiesta Victor, ha definito le carenze registrate finora circoscritte nel tempo e non indicative di un problema di approvvigionamento più ampio, escludendo un impatto rilevante sui clienti pur non escludendo disagi localizzati nel corso dell’estate.

